La bolla di filtraggio potrebbe essere definita come l’esempio moderno del mito della caverna di Platone. In pratica, internet è come la catena che lega membra e collo dei prigionieri nell’allegoria del filosofo greco. Esattamente come loro, noi siamo portati a vedere solo una parte della realtà. La differenza sta nella metodologia con cui questa realtà ci viene mostrata. Se per Platone, era un fuoco acceso dietro le spalle dei prigionieri che si rifletteva sulla parete di fronte cui loro erano rivolti, per l’uomo moderno è un po’ diverso.
Sono i click a fungere da “filtro”.

La teoria di Eli Parisier

Eli Parisier è stata il primo a coniare il termine “bolla di filtraggio“. Lo ha fatto nel suo libro: “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You”. Secondo la sua tesi, gli utenti vengono “isolati” a livello informativo. Alla loro attenzione, infatti, vengono portate solo le notizie che sono giudicate idonee alle loro preferenze. I siti che visitiamo scelgono per noi cosa farci vederci, in base ai nostri click e ai nostri like.
Parisier avverte che un potenziale difetto della ricerca filtrata è che “ci taglia da nuove idee, argomenti e informazioni importanti“.
Facendo un esempio pratico: la playlist che viene creata da Youtube, in base alle ricerche che noi facciamo, ci priva della conoscenza di nuovi artisti e musiche che, magari, vorremmo conoscere e ascoltare.
Il fenomeno è, però, ancora più accentuato sui social network.

Pubblicità e fake news

La bolla di filtraggio finisce per esporre l’internauta ad una concentrazione di pubblicità e fake news. Per rendersi conto di cosa parliamo, basta fare un riferimento al The Reuters Institute For The Study Of Journalism, ovvero un report circa lo stato dell’informazione e dei mezzi con cui essa viene fruita o cercata dagli utenti in 26 Paesi, dai più industrializzati ad altri più arretrati.
In questa ricerca si può notare come una fake news venga percepita come vera. In Germania, il 55% degli over 35 ha fiducia in ciò che legge sul web. La percentuale scende al 41% negli under 35.
Tra i popoli “creduloni” ci sono i finladesi: il 67% degli over 35 e il 58% degli under, dà per buono ciò che legge su internet.
In Usa le percentuali calano, rispettivamente al 34% e al 32%.

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Il caso Italia

L‘Italia, al solito, è un caso a parte nell’informazione. Lo si nota studiando una ricerca effettuata da Demos & Pi circa lo stato dell’informazione in Italia. Rispetto al resto d’Europa, gli italiani si affidano ancora alla tv come principale mezzo di informazione. L’82% degli intervistati, infatti, guarda la televisione ogni giorno per tenersi informato. Molto alta anche la percentuale di chi usa la radio: addirittura il 38%.
Internet si colloca nel mezzo con il 49% di informazione quotidiana. Va detto che il 33% dichiara di non informarsi su internet o di farlo al massimo una volta al mese.
Nonostante lo scarso utilizzo, il 36% degli italiani crede che su Internet vi sia maggior informazione e libertà.
Da notare, infine, che la maggior parte degli intervistati utilizza Internet per leggere i quotidiani (67%)  o per partecipare ai social (59%).