L’informazione ai giorni nostri è sempre più orientata verso i social network. Ai classici telegiornali, nel corso dei mesi si sono affiancati sempre più siti web. Le notizie, però, spesso, sono artefatte in modo da camuffare veri e propri specchietti per le allodole. Due dei fenomeni più diffusi in rete sono i cosiddetti click baiting e le famigerate fake news: i primi consentono di “strappare” click in maniera facile puntando sull’emotività dell’audience, mentre il secondo costruisce notizie infondate distorcendo la realtà dei fatti. Nel corso degli ultimi anni il fenomeno si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo anche diversi personaggi noti – da Papa Francesco fino a Gerry Scotti -, tutti coinvolti da notizie e dichiarazioni non veritiere. Anche nel campo della medicina le fake news hanno guadagnato sempre più piede. Facendo leva sulla sensibilità di una popolazione spesso alle prese con problemi di natura fisica, le bufale a sfondo medico suggeriscono in realtà terapie non funzionali e possono provocare danni ben più gravi.

Gli utenti sono sempre alla ricerca di un metodo per riconoscere le fake news e per isolare il più possibile il fenomeno non “premiandolo” con like, commenti e condivisioni. Il metodo più efficace per smontare una bufala digitale è la verifica dell’attendibilità della notizia. Come ogni giornalista ben sa, bisogna sempre verificare la fonte, “fidandosi” soprattutto di siti ritenuti globalmente affidabili ed evitando di seguire realtà di dubbia provenienza. Molto spesso, poi, le bufale “ritornano”: sono riproposte a cadenza ciclica, nella speranza di arrabattare qualche altro clic e di spostare l’attenzione su notizie decisamente più importanti. È ancor più probabile che dietro una notizia si nasconda una pubblicità. Si tratta del cosiddetto native advertising, molto spesso declinato anche a sfondo medico con improbabili guarigioni o cambiamenti dello stato di salute in seguito all’utilizzo di alcuni prodotti. In questi casi, non siamo di fronte a vere e proprie bufale, ma bisogna diffidare di coloro che propongono prodotti propinando solo recensioni positive. In quel caso si tratta di pareri artefatti, pensati ad hoc per invogliare all’acquisto. È pur vero che il web è una grande risorsa ed è estremamente utile per trovare risposta a qualsiasi domanda, ma bisogna navigare con i piedi di piombo pesando ogni notizia per evitare di cadere nella “trappola” delle bufale.

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