Durante l’incontro organizzato per la presentazione del libroLose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo”, a cura dell’associazione Avviso Pubblico è emerso che l’Italia è il primo paese al mondo dal punto di vista del rapporto tra perdite nel gioco d’azzardo e prodotto interno lordo (PIL).

Sul totale della spesa che ammonta a 96,1 miliardi, la perdita netta dei giocatori è pari a 19,5 miliardi. Di questi 10,5 finiscono nelle casse dello stato e 9 in quelle delle società di gioco; il resto viene distribuito in vincite. I 19,5 miliardi costituiscono lo 0,85% del PIL, contro lo 0,78% degli Stati Uniti e lo 0,75% della Gran Bretagna: occorre sottolineare che in questi due paesi la spesa per abitante è più alta.

Il testo che illustra lo stato del settore del gioco pubblico nel nostro paese, rappresenta una risposta “alle richieste di molti comuni interessati ai danni sociali causati dal gioco d’azzardo“, ha spiegato la curatrice del libro Giulia Migneco, che insieme al suo collaboratore e collega Claudio Forleo ha inoltre provveduto a raccogliere pareri sul tema di vari specialisti quali sociologi, matematici e magistrati.

Dati ufficiali riferiscono che sono 24.000 italiani che si rivolgono alle strutture del sistema sanitario nazionale per problemi legati alla dipendenza da gioco e secondo altri dati sono centinaia di migliaia quelli che soffrono di ludopatia.

Il libro contiene alcune proposte, delineate da Avviso Pubblico, che possono contribuire a contrastare la crescita del gioco d’azzardo in Italia: tra queste la riduzione dell’offerta di gioco, l’approvazione di una legge nazionale che consideri l’esperienza delle autorità locali, l’adozione di divieti pubblicitari più incisivi, l’istituzione di tavoli di lavoro a livello provinciale e la destinazione di risorse a controlli, cure e campagne di prevenzione e sensibilizzazione. Per quanto concerne la riduzione complessiva dell’offerta di gioco, nel testo si legge che “accanto al taglio dell Awp già disposto ai sensi della legge 96 del 2017, va disposto un analogo intervento sulle Vlt, in aumento nel 2016 e seconda fonte di raccolta per il gioco d’azzardo e su tutti i punti vendita e le diverse tipologie di gioco”.

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In merito alla necessità di progettare una legge nazionale che consideri l’esperienza degli enti locali e regionali, gli autori esplicitano che “non tutti i territori hanno le stesse necessità: all’interno di una normativa omogenea va preservata la possibilità agli enti locali di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per indirizzare la collocazione delle sale giochi, limitando gli orari di apertura“. A loro avviso, inoltre, i divieti previsti nell’ultima legge non sono sufficienti se si considera che gli investimenti pubblicitari nel settore sono aumentati del 40% lo scorso anno.

I dati sul gioco patologico

Si tratta dei dati più preoccupanti emersi dallo studio il quale riporta che “appena 24 mila persone nel 2015 risultavano in cura presso le strutture del sistema sanitario nazionale per il disturbo da gioco d’azzardo. Una cifra che non inquadra la reale portata del fenomeno anche a causa del numero limitato di strutture pubbliche che in Italia garantisce cure specifiche: solo 184 secondo uno studio dell’Iss nel 2016. Tuttavia, il Dipartimento delle politiche antidroga stima un numero di giocatori patologici minimo di 300 mila e massimo di 1,3 milioni”.

A ciò, secondo diverse pubblicazioni in materia compiute negli ultimi mesi dalla redazione di Gaming Report, si aggiunge il problema della criminalità organizzata per la quale, come si legge nel Rapporto DIA 2016, “il gioco d’azzardo rappresenta una fonte di profitto e un sistema per riciclare il denaro sporco”. L’operazione Gambling della Dda di Reggio Calabria nel 2015, ha portato alla luce un flusso di liquidità transitato sui circuiti bancari che ammonta a 10 miliardi di euro. L’inchiesta Black Monkey, condotta dalla Dda di Bologna, ha attestato la presenza di 57 punti di gioco illegali distribuiti in 11 regioni e gestiti dalla ‘ndrangheta calabrese. Nel 2014 la Consulta nazionale antiusura ha stimato che ammonta a 8,6 miliardi di euro il peso del sommerso criminale nel volume di gioco riferito a slot e videolottery.

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Proposte presentate dall’Osservatorio per il contrasto del GAP e dalla Commissione parlamentare antimafia.

Il documento include, tra le proposte anti-gap, quelle presentate dall’Osservatorio del ministero della Salute e dalla Commissione parlamentare antimafia. Le prime prevedono “introduzione della tessera sanitaria per poter accedere alle slot; ammettere solo l’uso solo delle monete e non delle banconote; mantenere la vincita massima a 100 euro per partita; dimezzare la puntata più alta da 1 euro a 50 centesimi, allungare la durata della partita da 4 a 7 secondi. Impostare inizialmente un tempo massimo da passare davanti alla slot” e altre limitazioni.

Le seconde prevedono una “revisione del sistema delle concessioni e delle licenze, l’aumento delle pene per i reati connessi, l’allargamento delle sanzioni amministrative, la confisca obbligatoria degli apparecchi usati nei reati”.